Impianti di diffusione sonora in ambienti conferenziali (sale riunioni, centri congressi, padiglioni fieristici…)

Impianti di diffusione sonora in ambienti conferenziali (sale riunioni, centri congressi, padiglioni fieristici…)
Aldo Chiappini - Encore
da Aldo Chiappini - Encore
il giugno 22 ottobre 2021

 

Ed eccoci arrivati al terzo ed ultimo articolo dedicato alle installazioni audio - public address come le chiamano gli anglosassoni. Abbiamo visto, in maniera abbastanza pratica e senza necessariamente voler fare chissà quale trattato di acustica (argomento sul quale si possono trovare pubblicazioni certamente più approfondite e autorevoli) quali siano le esigenze e gli aspetti critici che deve affrontare un installatore nel momento in cui viene chiamato a progettare ed installare un impianto audio in un luogo di fruizione, sia esso in ambiente commerciale (negozi, saloni bellezza, centri commerciali) o in luoghi ricreativi (bar, lounge area, pub…).

Nella puntata di oggi ci occupiamo di tutto quel settore che abbiamo racchiuso, con un termine forse un po’ improprio, mondo “conferenziale”, ma che rende comunque bene l’idea ed è universalmente comprensibile.


UNA VOCE FORTE E CHIARA

Un ambiente “conferenziale” è una qualsiasi location pensata e costruita per ospitare conferenze, speech, riunioni con un certo numero di persone presenti e qualsiasi altra forma di intrattenimento in cui la parola e l’arte dell’oratoria vengano messe al centro dell’attenzione. La condizione tipica è quella in cui una o più persone parlano di un determinato argomento e una platea attenta ascolta, salvo poi poter partecipare con domande e commenti. Anche usando il solo intuito possiamo comprendere bene quali siano le esigenze e i requisiti più importanti che deve avere un venue del genere. Ancora una volta per semplicità e chiarezza andiamo ad elencare brevemente:

  • ambiente il più possibile silenzioso e acusticamente “addomesticato”
  • sistema di diffusione in grado di valorizzare al massimo la voce umana
  • preferenza di più sorgenti sonore opportunamente distribuite al posto di due grossi diffusori “main”.

Con questi semplici concetti ben a mente andiamo adesso ad analizzare e definire un parametro che vale la pena conoscere e che diventa spesso imprescindibile quando si parla di intelligibilità della voce...


L’indice STI (Speech Trasmission Index):

Cosa significa una voce, e più in generale un suono intelligibile, lo sappiamo bene o male tutti. La parola stessa “intelligibile” è definita dal vocabolario come “che può essere compreso mediante le facoltà intellettive; comprensibile, chiaro”. Quando si parla di applicazioni professionali però spesso è necessario quantificare attraverso numeri e formule matematiche dei dati empirici, così che si possa rendere un concetto intuitivo e astratto, un qualche cosa di oggettivo e misurabile.

L’indice STI nasce da uno studio di Houtgast, Steeneken e Plomp che già nel 1973 con lo scopo di quantificare in modo oggettivo l’intelligibilità del parlato in una specifica posizione di un ambiente, quando il “parlato” viene prodotto attraverso un segnale normalizzato in un’altra specifica posizione dell’ambiente stesso.

Il metodo STI è molto utile ed in alcuni casi viene richiesto che non si scenda sotto un certo dato già in sede di capitolato o comunque per desiderio del committente.

Le tecniche e le metodologie di misurazione di tale metodo sono materia più complessa (anche se ad oggi alcuni software molto usati semplificano parecchio le cose) e non verranno prese in esame in questa sede. Per chi fosse interessato ad approfondire, tramite una semplice ricerca in rete è possibile attingere a molte informazioni…


IL RIVERBERO: IL SOLITO VECCHIO NEMICO?

Negli articoli precedenti abbiamo visto che, molto spesso, le riflessioni acustiche e il fenomeno della riverberazioni siano il nemico da sconfiggere. Soprattutto quando abbiamo a che fare con un programma musicale, ricco di dinamica e impulsi spesso molto ravvicinati tra di loro, le riflessioni ed l’eccessiva riverberazione ambientale sono un fenomeno da evitare o comunque addomesticare il più possibile per preservare un suono chiaro e definito.

Quanto detto al riguardo vale anche sostanzialmente per la voce umana, ma con una precisazione dovuta. È bene distinguere almeno due tipi di riflessioni, come suggerito dagli studi di Haase già dagli anni 50 che suddivise le riflessioni in due gruppi: le prime (e più corte), che possono contribuire a migliorare l’intelligibilità, e le seconde (le code detto volgarmente), che peggiorano parecchio il risultato finale.

In alcuni casi quindi le riflessioni - se controllate - possono aiutare a diffondere meglio il parlato ed è per questo che anche in un auditorium non va ricercata la totale “neutralità” dell’ambiente. Inoltre un parlato non ha le criticità intrinseche - in termini di dinamica e velocità dei transienti - di un programma di musica pop, rock o simile e, per questo motivo, a volte si può decidere di trattare la stanza in maniera meno “drastica”.

 

IL PARAMETRO T60 ED IL RIVERBERO OTTIMALE.

Non è che in questo ultimo articolo vogliamo per forza dedicarci a numeri e formule, ma il parametro T60, inventato da Sabine, è molto importante ed è quello che definisce e descrive il tempo di riverberazione. Il tempo di riverbero secondo T60 (o semplicemente RT) è il tempo in cui prima del transitorio di estinzione la densità di energia sonora diminuisce di 60 dB rispetto al massimo valore raggiunto. Questo parametro consente di valutare in quanto tempo un suono si estingue in un ambiente chiuso. Anche in questo caso per saperne di più in merito a come calcolarlo e con quali strumenti, basta una ricerca sul famoso sito dal nome bizzarro…

Per farsi un’idea invece su quali siano i valori ideali del tempo T60 si può osservare l'immagine sotto:


Come si può notare dalla curva i valore T60, nel caso di auditorium per parlato, è molto meno dipendente dal volume della sala stessa.

 

SILENZIO...SI PARLA:

Un’altra condizione imprescindibile quando si a ha che fare con sale convegno, centri congressi etc. è la quasi totale assenza di rumori di fondo presenti nella venue. Sebbene questa sembri una cosa banale, alla prova dei fatti, non sempre lo è. Un programma sonoro, sia esso un concerto o una musica diffusa, avrà una pressione sonora solitamente maggiore di un speech di solo parlato. Inoltre, per sua stessa natura, un discorso parlato avrà bisogno mediamente di un grado di attenzione più alto, rispetto ad una situazione dove decine o centinaia di persone ascoltano musica tutte insieme.

E’ un concetto di “intrattenimento” diverso e come tale va trattato. In fase di progettazione di un auditorium, ancor prima che pensare a come disporre le casse e i vari punti di diffusione dovremo ricreare una sala che sia sufficientemente silenziosa e priva di rumore di fondo (impianti di areazione vicinanza con altre sale rumorose, presenza di macchinari che possono generare disturbo).


POSIZIONARE I DIFFUSORI...

Come posizionare i diffusori in un centro congressi o in una sala riunioni, grande o piccola che sia?

Iniziamo col dire che difficilmente una venue sarà usata solo ed esclusivamente per questo scopo, quello di riprodurre la sola voce umana, quindi, anche in questo caso, bisognerebbe pensare ad un impianto un minimo flessibile.

Ad ogni modo possiamo ancora una volta andare ad analizzare il lato pratico della questione (lasciando poi le valutazioni più tecniche e puntuali a dei sound designer) e far riferimento alle caratteristiche della voce umana. Intanto, proprio per caratteristiche timbriche, difficilmente per riprodurre una voce avremmo bisogno di una quantità importante di frequenze basse tanto che, in alcuni casi, potremmo pensare di fare a meno dei subwoofer e utilizzare altoparlanti più piccoli e magari maggiormente camuffabili. Altra caratteristica della voce umana è che è sostanzialmente mono, quindi teoricamente non serve per forza avere un ascolto stereo. Questo significa che potremo piazzare più diffusori ed a minor distanza dell'ascoltatore, così da ridurre al minimo le interazioni tra le varie sorgenti sonore. Questa tipologia di sistema si chiama sistema distribuito ed è effettivamente il più usato in questo tipo di installazioni.

 

In conclusione di articolo va anche ricordato che esiste una certificazione ISO che si occupa proprio della costruzione e la calibrazione dei test di intelligibilità vocale.

 

ISO TR 4870, 1st Edition, 1991 - Acoustics - the Construction and Calibration of Speech Intelligibility Tests

 

Signup to our newsletter

Get the latest news and stay up-to-date